OGGI.IT
| | Christian , Manuel e Emi De Sica

IN TRE E'MEGLIO

Christian , Manuel e Emi De Sica

Christian e Manuel non sapevano che il padre Vittorio De Sica aveva una seconda famiglia: “Due cenoni di Natale, doppio brindisi a Capodanno...”

Manuel e Christian De sica (foto Milestone)

Manuel e Christian De sica (foto Milestone)

Il muro del pianto, ma che dici?». «Mamma piangeva, urlava». «Sì, qualche volta…». «Christian, forse non ricordi, eravamo piccoli: la sentivamo disperarsi, stavamo dietro la parete». «Mica tutti i giorni». «No, una sera sì e una no, quando papà andava dall'altra moglie».

La casa dell'infanzia, per Christian e Manuel De Sica, è anche la culla dei ricordi. Felici e non. Il tempo addolcisce le ferite, perfino quelle che a due bambini sembravano gravissime. Il grande appartamento dove vivevano con papà Vittorio e mamma Maria Mercader è stato diviso. Racconta Christian: «Appena sposato non avevo una lira. “Invece di buttare soldi per una topaia allo sprofondo”, mi suggerì la mamma, “fai i lavori, dividiamo la casa e resti qui”. Facemmo così». Ora che anche la mamma non c'è più (è scomparsa nel 2011, 37 anni dopo il marito), in una parte dell'appartamento ristutturato è rimasto Christian («Il preferito di papà: era il più esuberante», dice il fratello), dall'altra vive Manuel con la famiglia. «Il cocco di nonna - sostiene Christian - era el primero, il maschio più grande». E racconta la domenica in cui urlò sul terrazzo la sua disperazione di bambino: «Passarono i Vanzina, che erano amici di famiglia. Gridavo: “Basta, basta”. Enrico e Carlo mi telefonarono preoccupati. Dissi che alla fine del pranzo la nonna materna, che era spagnola, aveva dato tre pastarelle a Manuel e una sola a me, convinta che fosse giusto “perché lui es el primero”… Ma dimme te….».

Un clan vivace, i De Sica. I sentimenti non potranno essere esposti, ma il Maestro del neorealismo sarà ricordato con una mostra intitolata Tutti De Sica, dall'8 febbraio all'Ara Pacis di Roma.

Tutti sono soprattutto i tre figli, Manuel, Christian ed Emi, quest'ultima nata dal primo matrimonio di De Sica, con Giuditta Rissone. Poi il destino fece incontrare Vittorio con Maria Mercader e sbocciò un'altra famiglia. «Nessuno di noi l'ha mai biasimato per questo - spiega Manuel - anche se soffrivamo quando ci lasciava per andare dall'altra figlia. Rimproveri? «Figuriamoci - dice Christian - anzi, deve aver fatto proprio 'na gran fatica… Perfino inutile: ci poteva presentare prima». «Rimproverarlo di che? - lo giustifica Emi - Si è innamorato di due donne, ha mantenuto due famiglie, non ci ha mai fatto mancare niente. Quando seppi di avere due fratelli, avrò avuto 16 anni, gli dissi che era il caso di presentarci».
Una storia che sembra rubata ai film di Christian. «Volgarissimi - sentenzia Emi - però li vado a vedere, mi divertono». La doppia cena di Natale, prima in una casa e poi nell'altra, lo stesso per il brindisi dell'ultimo dell'anno, con l'orologio in casa di Maria spostato avanti di due ore perché i piccoli si potevano imbrogliare meglio. «Era molto bravo - aggiunge Emi - non ha mai trascurato nessuno. E tutti lo abbiamo adorato».

Proprio dalla casa di Emi, ai Parioli, arriva gran parte del materiale che sarà utilizzato nella mostra. «Mia madre - racconta - ha conservato tutto». Nel dolore di non poterlo avere tutto per sé, lei che era stata la prima moglie, forse ha voluto custodire ogni oggetto che potesse farglielo sentire vicino. «Lettere, vestiti, fotografie, occhiali, l'Oscar di Ladri di biciclette. C'è perfino un abito del 1935, perfettamente conservato». Tra i cimeli più cari, una foto con il cardinale Montini, che poi sarà Papa Paolo VI, dietro la macchina da ripresa sul set de La porta del cielo. «Una foto che non ha mai visto nessuno - giura Emi - il cardinale lo aveva aiutato a trovare i fondi per il film. Prima che diventasse Papa e che papà fosse scomunicato per essersi sposato due volte». Scomunicato e comunista. «Con molta convinzione. Noi abbiamo avuto un'educazione di sinistra». Provoca conseguenze anche oggi? Per chi vota, Christian? «Non voto. Forse questa volta dovrei, ma sono cavoli a scegliere…». «Direi che papà era soprattutto un anticonformista - dice Manuel e provo a raccontarlo nel libro che sta per uscire Di figlio in padre, pubblicato da Bompiani». «Non era classificabile - aggiunge Christian - fece un film Umberto D. che cominciava con lo sciopero dei pensionati, ma sul set andava vestito da damerino, col panama bianco in testa, le ghette, il principe di Galles, la camicia bianca e la cravatta nera, che dalla morte della madre non smise più di indossare».

Raffinato e ricercato. Come la fama gli imponeva. La casa di via Aventina, una stradina alberata e tranquilla a due passi dal Circo Massimo e dai Fori Imperiali, fu a lungo una succursale di Hollywood: cenarono qui Martin Scorsese, Rock Hudson, Vincent e Liza Minelli, Sophia Loren, la Lollobrigida, Liz Taylor e Richard Burton, Montgomery Clift. «Il salotto di oggi, allora era la sala da pranzo, mentre dal soggiorno abbiamo ricavato tre stanze da letto». Un intero piano tutto per i De Sica, in una palazzina costruita da Busiri Vici negli anni Sessanta. Manuel ha un jack russel, si chiama Rudy, Christian ha cinque cani, tra cui una coppia di grifoni belgi battezzati Obama e Michelle: «Meglio di Silvio e Rosy, intesa come Bindi. O no?». Le critiche all'Italia di oggi non vengono risparmiate. «Penso di questo paese il peggio possibile» tuona Emi. «Non si possono abbandonare nell'oblio alcuni dei figli migliori - riflette Manuel -.Da vent'anni mi sto occupando del restauro dei film di papà e della divulgazione delle sue opere ai giovani». «Non vogliamo fare polemica - interviene Christian -, ma Fellini, Pasolini, Rossellini sono stati celebrati: nostro padre e Anna Magnani quasi dimenticati». «Ed erano straordinari - aggiunge Manuel -: una davanti alla macchina da presa, l'altro dietro. Papà era un rivoluzionario: quando girava non guardava neppure nel mirino dell'obiettivo. I copioni quasi non li usava, li sbocconcellava, gli servivano come ispirazione».

Certo, non faceva soltanto capolavori: «Aveva una capacità rara: saper mescolare l'alto e il basso, la serietà con la spensieratezza. Qualche film l'ha fatto anche per denaro, direi un centinaio, ma se non avesse avuto quella passione per il gioco non avrebbe realizzato anche queste piccole gioie cinematografiche». Trasgressivo, geniale, generoso, con un senso fortissimo dell'amicizia. Questo era Vittorio, capace di trasmettere ai figli le sue qualità. Compresa la riconoscenza. «Il cognome De Sica - confessano Christian e Manuel - non ci ha aiutato. Non siamo mai stati “figli di papà” e nelle nostre professioni ci hanno sempre chiesto di dimostrare più degli altri il nostro valore». Christian andò a cercare fortuna perfino in Venezuela. «Poi sono stati i Vanzina a darmi le prime possibilità: con due loro film è cominciata la mia carriera. Steno, cioè il papà dei Vanzina, era molto amico di nostro padre». E i De Sica, quando Steno morì, lo ospitarono per un po' nella tomba di famiglia al Verano. «Come fecero i Rosellini con la Magnani» ricorda Christian. Onori di un tempo lontano, fondato su valori ormai quasi dimenticati. «La memoria - avverte Manuel - tende a romanzare, ma quei personaggi erano unici. Anche per questo le loro opere andrebbero fatte vedere nelle scuole». Il tempo che corre rischia di ingigantire anche il rimpianto, e così Vittorio De Sica sembra un padre perfetto, senza difetti né imperfezioni. Avrà pure sbagliato una cosa. «Sì - rispondono - è morto troppo presto».


Commenta su Twitter

Seguici su A



Corrado Ruggeri
Stampa A a
POTREBBE INTERESSARTI ANCHE
SPECIALI E CONCORSI
Io Donna
leiweb consiglia