A4job
Se vuoi un contratto, ripassa il congiuntivo
Sapere l’inglese conta. Ma non basta. Ecco come farsi strada in Unilever, nuovo partner di A4job.it. Tra dentifrici, ammorbidenti. E il (dolce) marketing del gelato
Nella sede Unilever a Roma non si timbra il cartellino. L’amministratore delegato lavora in open space con i colleghi, le riunioni si fanno vicino a un biliardino e se la capitale è bloccata dalla neve... si lavora comunque. «Quando c’è stata la seconda allerta meteo non abbiamo messo i dipendenti in ferie. Abbiamo detto: chi non riesce ad arrivare, lavori a distanza, da casa. Per tutti gli altri era a disposizione il bus navetta per il metrò» racconta Antonio Melchionna, 42 anni, Direttore Risorse umane di Unilever Italia. Unilever è la multinazionale anglo-olandese che impiega 3000 persone nel nostro Paese, suoi sono brand molto noti, dal Cornetto Algida alla maionese Calvé, Coccolino e molti altri. Dopo Sony, Sisal, lo studio legale Withers e Telecom Italia, anche Unilever ha aderito all’iniziativa di A4job con Trovolavoro.it, per offrire occasioni ai giovani di talento. I posti in gioco per gli stage di sei mesi sono quattro, due nel marketing, due nelle vendite. «Siamo una grande multinazionale e assumiamo solo i migliori: in Olanda, in Italia come in Cina. Ci è piaciuta molto la campagna di “A” a favore dei giovani» continua Melchionna. «Perché noi valutiamo sempre in base al merito».
Quindi, chi si laurea a 28 anni anche per lei è uno “sfigato”?
«No, però è difficile che entri in una multinazionale come la nostra, che fa una prima selezione sui dati oggettivi. Riceviamo migliaia di curricula».
Lei com’è diventato manager?
«Non ho fatto la classica carriera interna. Dopo la laurea in Economia e un master in marketing, ho cominciato a occuparmi di organizzazione del lavoro in grandi aziende o in piccole start up. L’esperienza sul campo è stata fondamentale».
Contano di più gli studi o gli incontri che fai?
«Nel mio caso ha contato l’energia, la passione. Non mi sono laureato in un’università famosa. In Unilever puoi essere anche bocconiano doc ma se non mostri voglia di fare, non basta».
L’articolo 18 frena davvero le società straniere che vogliono investire in Italia?
«No, non è il caso delle multinazionali, anche se in questo momento storico serve la massima flessibilità. Le grandi società hanno la possibilità di non licenziare ma riorganizzare il lavoro all’interno».
Secondo l’ultima ricerca Sda Bocconi, le aziende ti considerano vecchio già a 40-45 anni. E dopo? Vent’anni di parcheggio?
«No, l’importante è che il quarantenne non perda la voglia di mettersi in gioco. Tutto cambia velocemente e anche l’azienda deve evolversi per restare competitiva. Basta pensare alla concorrenza tra prodotti: se non c’è innovazione qualcuno ti copia, abbassa i prezzi, e il consumatore ti molla».
Non mi dica che prepensionerete il Cornetto Algida.
«No. Ha più di 50 anni e resta uno dei nostri “prodotti-gioiello”. Lo difendiamo in qualità, innovazione e comunicazione. Nel frattempo non ci fermiamo: abbiamo inventato Café Zero, qualcosa che prima non esisteva».
Con A4job e Trovolavoro quali neolaureati cercate?
«Due stagisti nel marketing e due nelle vendite. Devono avere una buona laurea in economia o in materie umanistiche e una grande passione per il settore. L’inglese dev’essere ottimo perché è la lingua parlata in azienda».
Tutti cercano sempre elevati standard di inglese. Spesso, però, i ventenni sbagliano i congiuntivi.
«Chi sbaglia i congiuntivi di solito viene eliminato prima ancora dei colloqui veri e propri».
Dopo lo stage, quanti vengono assunti?
«Di solito più del 50% passa a un contratto di tipo determinato. Poi, se uno è bravo, 9 volte su 10 viene assunto».
Il 62% dei nuovi ingressi da voi è rappresentato da donne.
«È un tema che mettiamo sempre al centro, quello delle pari opportunità: per una donna, essere in Unilever è un po’ più semplice, anche per la flessibilità di orari e la possibilità di lavorare a distanza. Inoltre, cerchiamo di arrivare alle ultime fasi delle selezioni con un numero uguale di uomini e donne».
Quindi se ora prendete più donne è perché sono migliori?
«Probabilmente sì».
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