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Mario Biondi: "Un blogger ce l'ha con me (e non capisco perché)"


Mario Biondi: Un blogger ce l'ha con me (e non capisco perché)

Si chiama Biondi perché in famiglia «erano tutti biondi, siculo-normanni, alti due metri». Ma non gli dispiace se lo chiamano signor Ranno, il suo vero cognome.

Invece ci resta male, forse malissimo (anche se per naturale gentilezza non lo dà a vedere), quando viene definito il “nostro Barry White”.

Un giorno potrebbe anche cantare in italiano; per ora c’è lo “Spazio Tempo Tour” che parte il 29 marzo dal teatro Arcimboldi di Milano.

Timido, ma molto ironico, Biondi sostiene di avere «sempre una band di riserva: i miei sei figli». Il più piccolo, Louis (come Armstrong), avuto dalla nuova compagna, ha un anno e mezzo. Marzio, il più grande, 13.

Coraggioso, sei figli prima dei quaranta...
«Ho sempre amato le famiglie numerose, e poi con i miei bambini ho un rapporto particolare. Ma per quanto un genitore possa essere il migliore amico del proprio figlio, non arriverà mai a conoscerlo completamente. Ciascuno di noi ha una sua verità profonda, nascosta... Oggi i miei ragazzi più grandi sono orgogliosi di me, e naturalmente la cosa mi riempie di gioia. Anche i più piccoli, quando cresceranno, vorranno dire la loro. Magari non saranno complimenti...».

Lei è figlio, nipote e pronipote d’arte. Bisnonno pittore, nonna cantante alla radio Eiar (la Rai di una volta), padre cantautore. Il suo mestiere l’ha ereditato o se l’è scelto?
«L’ho voluto scegliere. Salire su un palco solo per trasmissione genetica non mi sarebbe bastato. All’inizio ho anche provato a evitarlo perché mi sembrava impossibile per il mio carattere. Poi sono maturato e ho compreso che c’era compatibilità».

Parole sue: «La musica in Italia non aiuta i musicisti».
«È vero. Ma non lo dico con un atteggiamento polemico. Quando ho cominciato, mi sentivo un po’ abbandonato a me stesso. A differenza di Inghilterra e Stati Uniti, nel nostro Paese c’è poco contatto con la discografia. Quel che mi è mancato, più del talent show, è stato un talent scout. Un mestiere che mi piacerebbe fare da grande. Già mi penso in giro per locali, un po’ defilato, per scoprire talenti in giro. Perché c’è gente eccezionale, me ne accorgo anche su Myspace».

A proposito di talent show. Pensa che per farsi notare questa sia l’unica strada, o semplicemente quella più breve?
«Premesso che non bisognerebbe fare musica per farsi notare, se a vent’anni avessi potuto confrontarmi con un genio come il maestro Peppe Vessicchio mi sarei ritenuto fortunato. Quel che mi fa schifo sono le vetrine, gli insulti: la musica è armonia, non competizione».

Una volta ha detto: stando sempre in giro non ho il tempo di capire a che punto sono arrivato. Adesso lo ha capito?
«Comincio ad avere tante soddisfazioni. E molta più popolarità. Me ne accorgo dai blog, dove capita anche che mi sparino addosso». Mario Biondi è il tipo che replica alle accuse online? «Ma no. Panta rei, Tutto scorre...».


Per leggere l’articolo: A n. 13 pag. 181

Desirée Colapietro Petrini 24 Marzo 2010
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