Personaggi
London School of Economics: "E ora investite sul Capitale Erotico"
Un saggio della famosa scuola di economia spiega perché in futuro le donne guadagneranno più degli uomini. Da A

La studiosa che sdogana l’eros in economia è Catherine Hakim, sociologa della London School of Economics. Sulla prestigiosa European Sociological Review di marzo ha scritto venti dense paginette: “Erotic Capital”. Titolo che fa arrossire Karl Marx e imbufalire molte femministe anglosassoni.
Non che la signora neghi l’importanza di altri “capitali”: economico, culturale, sociale, e così via. Di quanto conti, per avere successo, disporre di una buon cervello, frequentare le scuole giuste, e magari avere un’ottima famiglia alle spalle, se ne occupino altri accademici. Lei, no. Ha questa fissa: “Il Capitale Erotico è composto da sette elementi: la bellezza, la sensualità, lo charme, la vitalità e la prestanza fisica, lo stile, l’energia erotica ma anche - e questo è riservato alle donne - la fertilità”.
A parte l’ultimo elemento, di erotic power dispongono maschi e femmine. “Non è solo innato. Si può sviluppare, migliorare, e per certi aspetti anche apprendere”. Ma Hakim sottolinea che “le donne, in generale ne dispongono di più”. Non è solo una faccenda di età. “Guardate Madonna, cinquantenne, con due divorzi alle spalle, appare più giovane e sexy di molte venticinquenni”. “O Catherine Deneuve, sessantenne sensuale” osserva la Hakim. Prendete una come Barbara Walters, la mitica anchorwoman americana, ultrasettantenne che ne dimostra cinquanta, dialoga con il suo pubblico via Twitter, solo pochi mesi fa è stata promossa e continua a condurre interviste memorabili per il canale televisivo Abc.
Questione di talento, certo. Ma anche di fascino su cui investire, con costanza, nel tempo. Puntare sul sex appeal, scegliere l’abito giusto, dosare il tacco a seconda dell’occorrenza, ricorrere al ritocchino, quando serve. Perché chi sa ben investire, poi passa all’incasso.
In Italia chi ha compreso per primo come sfruttare il Capitale Erotico per trarne vantaggio è Silvio Berlusconi. Da quando il 26 gennaio del 1994 registrò il suo primo messaggio televisivo, studiando come ottenere l’effetto più affascinante. “Pensammo fosse una roba poco seria. E sbagliammo. Perché lui, invece, aveva già intuito come la nuova società italiana stesse cambiando”, ha ammesso tempo fa al Corriere della Sera l’ex presidente della Camera Luciano Violante, oggi responsabile Riforme del Pd.
Per leggere l'articolo A n. 16 pag. 75
Cristina Bianchi 15 Aprile 2010
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