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Nuove tecnologie

Imprese Future

Nascono nei laboratori universitari. Sono progetti innovativi nei campi più diversi che si avvalgomo di nuove tecnologie. Con giri di affari potenziali da record.

Imprese Future

Come tutti gli inventori, saranno pure pazzerelli. Ma se duemila giovani ricercatori sfidano il 2010 ciascuno con il proprio “progetto di impresa innovativa ad alto contenuto tecnologico” - in una giostra di 18 concorsi (Start Cup) organizzati da incubatori universitari, Cnr ed Enea - meritano un incoraggiamento. E il nostro grazie, perché la tecnologia e la ricerca sono medicine giuste per guarire dalla crisi: dalle Start Cup del 2008 sono sbocciate infatti 287 nuove imprese che nel primo anno di attività hanno generato un fatturato di 64 milioni di euro, 1.251 posti di lavoro e 133 prodotti hi-tech. Tutti brevettati e made in Italy. A Perugia, dove i 59 team vincitori di Start Cup si sono disputati il Premio nazionale innovazione 2009 - 110 mila euro, per far camminare le idee più brillanti - abbiamo incontrato i creatori delle cinque start up presentate in queste pagine. A loro, il nostro “in bocca al lupo”. E chi volesse sviluppare una propria idea, segni questo indirizzo: Associazione italiana degli Incubatori universitari: tel. 0514200349, pnicube.it.

RADIO NETWORK. Un giornale tutto tuo? Apri un blog e pubblichi ciò che vuoi. Un album per raccogliere le foto? C’è Flickr. Una tv personale? Ti registri su Glomera e inizi le trasmissioni. Nel mosaico multimediale del web 2.0 mancava però un tassello: una piattaforma per creare e condividere contenuti audio. L’hanno coperto sei giovani informatici, vincitori della “Start Cup” di Bologna con il progetto Spreaker (spreaker.com). «Non una radio in internet. Piuttosto, internet dentro la radio» spiega (con uno slogan) Andrea De Marsi. «Con Spreaker, in poche mosse pubblichi uno show radiofonico autoprodotto, diffondi canzoni famose o il coro della parrocchia, se sei bravo costruisci un vero palinsesto». Intervallato ogni 15 minuti da uno spot: unico “prezzo” da pagare per utilizzare Spreaker. Che sarà un social network ma (potenzialmente) anche una radio in-store, tipo quella del supermercato. In rete, il servizio parte entro marzo: sarà la prova del nove.

SAPORE IN SCATOLA. Cosa c’è di tanto innovativo in un anti-age? Quello di Alexandra Albumia, 34 anni, ricercatrice in chimica a Salerno (nel curriculum, stage al Max Planck Institute di Magonza e al Cnrf di Strasburgo) è un’invenzione che entrerà in tutte le nostre case: un imballaggio eco-attivo che mantiene freschi più a lungo gli ortaggi. Alexandra ha brindato al 2010 fondando la Nano-Active Film che produrrà la “sua” pellicola porosa dotata di microcavità che catturano l’etilene, l’ormone responsabile del processo di maturazione dei vegetali». Insomma se conservate in contenitori rivestiti di questo film assorbente, frutta e verdura non marciscono: le mele durano il triplo, i frutti di bosco non deperiscono in due giorni. Quindi potranno essere raccolti ben maturi: «Basta fragole che sanno di cetriolo». Anche i fiori recisi resistono di più: ci sono già commesse in vista dall’Olanda. Bilancio previsto: sette milioni di euro. Ma il fatturato potenziale è da brividi.

LA GRIFFE DA’ LA CARICA. Avete installato i pannelli sul tetto. Ma che fare per produrre l’energia che serve quando si è fuori casa? Generatela con microcelle fotovoltaiche da fissare alla polo e da portare con voi: così la ricarica di telefonino, iPod e satellitare è assicurata. Dal sole. L’energia da indossare è un’invenzione del gruppo Ralos sorto a Catania dall’Istituto di microelettronica e microsistemi del Cnr. Ne fanno parte Giuseppe Suriani e Michele Corselli, ingegneri elettronici e Salvatore Bagiante, fisico - ventottenni - coordinati da Guglielmo Fortunato e Vittorio Privitera. «Entro 18 mesi il prototipo verrà prodotto su larga scala» spiega Suriani, a caccia di griffe interessate a sponsorizzare l’idea degli “abiti baciati dal sole”. «I raggi vengono catturati e convertiti in energia da scritte e loghi rimovibili, le “solar writing”, che si possono applicare a giubbotti, T-shirt, maglioni, pantaloni». Previsioni? Un giro d’affari di 15 milioni di euro, che in soli cinque anni moltiplicherà per dieci l’investimento iniziale.

UN PAIOLO NANOTECH. Reintrodurre in cucina le vecchie pentole di rame? Non c’è nulla di nostalgico nella trovata di Ruggero Canova, ingegnere dei materiali, Marino Colasuonno, fisico, Lorenzo Zottarel, tecnologo e Michele Bertola, economista; tutti tra i 25 e i 30 anni, si sono incrociati al Civen, Coordinamento interuniversitario veneto per le nanotecnologie. «Il rame è un conduttore di calore 24 volte più efficiente dell’acciaio» spiega Zottarel. Con Nanà, la pentola da loro brevettata «si risparmia dal dieci al 50 per cento di energia sulla cottura degli alimenti». E il problema della tossicità del rame? Risolto. Con le nanotecnologie: «Sulla superficie di rame viene depositato, atomo per atomo, un film ceramico che garantisce biocompatibilità e resistenza alle alte temperature». Ora in pentola bollono tante proposte.

Da “Io donna”, 16 gennaio 201

Ermanno Lucchini 15 Gennaio 2010
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