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Tata Lucia. Lascialo piangere, digli di no

Errori da evitare e strategie antipanico: una supertata spiega come sopravvivere ai figli tiranni. Anche in vacanza . Da A

Tata Lucia. Lascialo piangere, digli di no

Risse e sgambetti. Scorrettezze e scandali. Pezzi d’Italia che volano qua e là, come giocattoli rotti. Ci vorrebbe una tata. Segata la maestrina dalla penna rossa (tagliata via dalla riforma), lasciateci almeno una nanny con il grembiule blu. Che li metta in riga tutti quanti. Questi Franti. Questi eterni litiganti. Politici e furbetti. Ministri lamentosi e primedonne sgomitanti. Una Mary Poppins senza ombrello che entra in Parlamento e con le mani sui fianchi intima: “Prima regola. Darsi delle regole. E rispettarle. Sempre”.

È quello che probabilmente direbbe una come Lucia Rizzi, 67 anni, la “Tata Lucia” del reality Sos Tata, in onda da cinque anni su Fox Life e La 7. Il faro nella notte di migliaia di genitori stressati. Ostaggio di figli tiranni, padri latitanti, madri devastate dai capricci. Noo, la maledetta PlayStation te la scordi. Il genitore affranto agguanta il telefono e in una settimana la tata osserva, ammonisce e risolve. Basta un poco di zucchero, gorgheggerebbe Julie Andrews. «In realtà quello è solo il primo passo», puntualizza lei.

Mentre si tengono i casting per la sesta stagione, al via in autunno, si scalda i muscoli scrivendo un altro libro di consigli, Fate i bravi (Rizzoli): è dedicato ai ragazzini tra i 9 e i 13 anni. Però ammette che soprattutto agli adulti, di questi tempi, servirebbe qualche lezione di buona educazione. Facessero i bravi, una volta tanto.

Consiglio numero uno.
«Imparare a prendersi le proprie responsabilità. E a rispettare gli altri. Sono queste, le parole chiave: responsabilità e rispetto. Vale in tutti i campi».

Invece?
«Invece negli ultimi anni la parte educativa è stata abbandonata. Dalla famiglia, dalla scuola. Dalla società in genere. Ci siamo lasciati andare, le responsabilità non ci piacciono. Scegliamo la strada apparentemente più facile, quella della delega. E il risultato è lo sfacelo che vediamo».

Ci vorrebbe una tata.
«La tata tampona un’emergenza. Il lavoro da fare è molto più lungo e dev’essere costante. Bisogna assumersi le proprie responsabilità, ripeto. Invece non facciamo che delegare. E cominciamo subito. Fin da quando il bambino è piccolissimo».

Per esempio?
«Per esempio mandandolo al nido, in un ambiente che non è il suo, dove non avrà il nostro imprinting. Ormai è la regola, anche quando non è strettamente necessario».

Così fan tutti.
«È un ragionamento che non porta da nessuna parte e che vorrebbe giustificare un mucchio di errori. Quello che manca, nella società e nella famiglia, è il senso di responsabilità individuale, frutto di scelte e di valori che vanno assolutamente perseguiti. Oggi in Italia, ma anche altrove, si sbandierano i diritti ma quasi nessuno parla di doveri».

Castighi?
«Meglio il rinforzo positivo. Passi l’aspirapolvere? Ti do 50 centesimi. Il bambino deve sapere che se si comporta in un certo modo avrà un beneficio. Nessuno fa niente per niente».

Cinquanta centesimi? Meglio alzare le tariffe.
«No, i bambini devono imparare il valore dei soldi».

L’errore peggiore dei genitori italiani.
«Non insegnare ai figli a badare a se stessi. Ho visto bambini di sei anni e più fare miracoli al computer ma non essere capaci di infilarsi un paio di calze. Tanto, ci pensa la mamma».

Per leggere l’intervista: A n. 30 pag. 47

Nicoletta Melone 22 Luglio 2010
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