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Claudio Rossi Marcelli: "È più difficile avere tre figli che essere due papà"

Il giornalista di Internazionale racconta nel libro Hallo daddy! la sua vita in famiglia: una coppia gay e tre figli. Felici

Claudio Rossi Marcelli: È più difficile avere tre figli che essere due papà

Da una parte il brillante giornalista di Internazionale, dall'altra il marketing manager in carriera in una della multinazionali più potenti nel mondo. Stanno insieme da più di 10 anni, vivono in una splendida casa ai Parioli, coltivando lavoro, amici e interessi. Poi il colpo di scena. Sembra l'incipit dell'ennesimo chick lit, il romanzetto rosa per single in carriera. E invece, questo libro, di chick ha solo l'ironia e la scorrevolezza nella lettura. Stiamo parlando di Hallo daddy!, storia vera di due uomini, tre culle e una famiglia molto allargata e assai felice. L'autore è Claudio Rossi Marcelli, attualmente giornalista part-time e papà di tre figli a tempo pieno. Il tempo di raccontare la storia della sua famiglia però lo ha trovato lo stesso, complici un trasferimento in Svizzera e il congedo parentale. E in meno di 200 pagine dimostra come una coppia di gay sposati con figli sia uguale a tante altre famiglie, finendo per dare ragione a Tolstoj, quando diceva che le famiglie felici si somigliano fra loro. Normali eppure eccezionali. In Italia però ancora clandestine.

Come è nata l'idea del libro? E soprattutto, dove ha trovato il tempo di scriverlo con 3 figli?
«Il tempo di scriverlo l'ho trovato perché Manlio ha avuto una proposta di lavoro a Ginevra, ci siamo trasferiti e anche sposati (cosa che in Italia non abbiamo mai potuto fare). E io stando di più a casa mi sono dedicato a scrivere. Noi non volevamo esporci, tanto che abbiamo fatto la scelta di non andare in tv perché siamo convinti che l'unico modo per cambiare davvero l'opinione pubblica sia il contatto diretto. Andare dalla negoziante o parlare con i vicini nel nostro caso è stato davvero utile, tutti quelli che avevano un'idea contraria alla nostra famiglia l'hanno cambiata guardandoci nel quotidiano. E con il libro ho pensato di continuare a parlare della nostra storia senza affidarmi a giornalisti, tv, documentari, perché siamo convinti che anche chi parte con le migliori intenzioni alla fine ti trasforma un po' in oggetto. Molti mi scrivono che leggendo il libro è un po' come se io un pomeriggio fossi andato a casa loro a raccontare in modo carino la nostra storia».

Quali sono le difficoltà maggiori con tre figli, famiglia allargata, tate...?
«Innanzitutto è più difficile avere tre figli che essere due papà.La sfida più grande è mantenere uno straccio di vita di coppia. Il tempo non c'è più, l'appagamento ti viene dai bambini e la vita gira intorno a quello, e averne tre prolunga i tempi. Io e Manlio siamo una specie di parentesi emotiva. Riusciamo ad avere la nostra date night una volta a settimana. Il problema secondo me è lo stesso che hanno tutte le coppie. Le difficoltà credo verranno dopo, quando i bambini saranno grandi e dovranno imparare a gestire loro la nostra famiglia all'esterno, quello lo vedo un momento delicato. Mi aspetto momenti e passaggi difficili, nonostante il nostro supporto».

E in questa fase avete avuto problemi di discriminazione?
«Per il momento, problemi inerenti al fatto che siamo due papà non ne abbiamo trovati. E questo è stato sorprendente. Durante una presentazione del libro a Milano ho detto che in quattro anni noi non abbiamo vissuto un solo pizzico di discriminazione dal punto di vista sociale. Una signora ha alzato la mano e mi ha risposto che anche lei, con una figlia di 13 anni con la sua compagna, non ha mai vissuto episodi del genere. Mi confronto con altre coppie gay con figli e sembra essere, in effetti, molto rara la situazione di problemi di discriminazione. Sono discriminate maggiormente le madri single della coppia gay perché è una figura molto più rivoluzionaria che rompe gli schemi della coppia con figli. Nella coppia gay alla fine al posto di una madre c'è un altro padre e viceversa, invece la madre single non si riesce a incasellare. Alla fine la nostra famiglia ricalca il vecchio stampo familiare».

Tornerete mai in Italia?
«Aspettiamo che qualcosa si muova. Dal punto di vista sociale non è che sia meglio la Svizzera dell'Italia, la grande differenza riguardo alla nostra situazione è che in Italia il matrimonio gay riguarda solo i gay, qui è una questione che riguarda tutti. Ne discutono come una questione di diritti civili in generale, c'è chi è contro, chi è pro, ma è una tematica che riguarda la società tutta. Poi qui non è un paradiso, intendiamoci, noi qui siamo sposati ma sono riconosciuti a ognuno di noi solo i propri figli, non i figli dell'altro. Per loro vige la stessa normativa dei figli avuti da precedenti matrimoni. Però è già tanto per noi italiani. Almeno ci si può sposare e dell'adozione se ne parla e si spera ce la facciano fra pochi anni».



Egizia Mondini
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