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vorrei tu fossi qui

Ryan Kwanten

Tra i vampiri è un playboy assatanato. Nella realtà detesta le donne che fingono e lotta contro il cancro

Ryan Kwanten

foto Luca Babini

«Fa piacere essere ammirati, l’importante è che chi ti guarda non si fermi all’apparenza». Il corteggiatissimo Jason Stackhouse di True Blood(storia di vampiri in onda su Fox e Mtv) nella serie è un fisicatissimo tombeur de femmes e le sue conquiste sono il fulcro di scene molto esplicite. Ma Ryan Kwanten, trentaseienne di Sidney, di essere un sex symbol se ne infischia.

Quanto conta avere un fisico perfetto per un attore?
«Dipende dai ruoli. Se sei sempre sotto i riflettori, devi restare in forma. Ma senza eccedere, per non diventare ridicoli».

Che rapporto ha col suo corpo?
«Ho fatto molto sport e mi sono più volte rotto le ossa. Anni fa lo zigomo sinistro, e da allora non posso più fare l’occhiolino».

Sul web i video di Jason e delle sue performance erotiche spopolano. Nella vita è così donnaiolo?
«In realtà sono molto diverso. Conto più sulla mia personalità che sul fisico. Sono ambizioso e orgoglioso, ma credo che piacciano soprattutto la sincerità e la semplicità con cui mi propongo».

Che cosa le piace in una donna, tanto da farla innamorare?
«Mi piace chi non si nasconde. Detesto chi indossa una maschera o si finge qualcosa che non è».

Pregio e difetto della fama.
«Il difetto è che perdi la privacy. E anche i tuoi familiari, le persone che ti stanno vicino. Il pregio è la visibilità: puoi attirare l’attenzione e farti ascoltare più di chi è sconosciuto. Per esempio, io sono impegnato con City of Hope, un’associazione per la lotta contro il cancro, e mi rendo conto di quanto sia facile chiedere solidarietà se sei famoso».

Com’è nato questo impegno?ForumPerché Ryan Kwanten piace così tanto alle donne?Partecipa«Mia mamma ha avuto un tumore, da cui è guarita: senza la ricerca e la prevenzione sarebbe andata diversamente».

Sogno segreto?
«Un film in cui, come l’araba fenice, risorgo dalle ceneri».

Australians do it better?
«Lo sta dicendo lei!».



Marta Citacov - 30 novembre 2011
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