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"Due stilisti di successo"

Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli alle luci della ribalta preferiscono il rigore del lavoro quotidiano

Due stilisti di successo

Foto Emanuele Scorcelletti

Entrati dieci anni fa, nel gennaio 1999, alla Maison Valentino per disegnare borse e scarpe adeguate agli splendidi abiti sui quali il couturier concentrava tutta la sua attenzione, Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Picciolisono stati per molto tempo una presenza preziosa e silenziosa dell’ufficio stile.

Conosciuti soltanto da quei pochissimi che li avevano già notati quando da Fendi avevano lavorato alla celebre Baguette: la piccola borsa che appesa alle spalle di tutte le bellezze internazionali aveva proiettato il marchio a un successo stellare.

Dall’ombra del loro studio al terzo piano di Palazzo Mignanelli, nel cuore di Roma, sono usciti soltanto nel dicembre 2007 quando, dopo l’addio di Valentino carico di successi e di gloria, venne annunciata la loro riconferma alla linea accessori uomo e donna, mentre Alessandra Facchinetti, esperienze da Gucci al fianco di Tom Ford e da Miu Miu accanto a Miuccia Prada, veniva nominata direttore creativo di tutte le linee femminili, e Ferruccio Pozzoni di quelle maschili.

Fu in quell’occasione che, muniti di album delle loro collezioni, disegni e fotografie, seduti davanti a una tazza di caffè, rilasciarono in esclusiva a “Io donna” la loro prima intervista. Un anno più tardi, dopo un turbinio di voci, comunicati e bruschi addii, Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli vengono nominati direttori creativi di tutto ciò che si fregia dell’etichetta Valentino.

E la prima intervista è ancora con Io donna, ma questa volta si parla di Alta Moda, presentata il 28 gennaio a Parigi, alla Sorbonne. Coppia di amici, che lavorano insieme da sedici anni - Pier Paolo con una precisione e una capacità di riflessione quasi ossessive, Maria Grazia istinto puro, sì o no di getto - sono fieri di avere dimostrato quello che appariva impossibile, una specie di quadratura del cerchio che feste, red carpet e palazzi sembrano rendere pura illusione. «Non siamo noi che rappresentiamo l’azienda, è il nostro lavoro che la rappresenta. Per questo ci sentiamo molto tranquilli. Il nostro modo di procedere è onesto, cerchiamo di non fare cose che non ci appartengono, anche se potrebbero essere più visibili. Abbiamo scelto di essere trasparenti, di non forzare. Più che la luce dei riflettori, a noi piace il rigore del lavoro quotidiano, vedere procedere giorno per giorno le collezioni».

Giusi Ferré
Il servizio completo su “Io donna”, 14-21 febbraio 2009
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