I conformistiPierluigi Battista
Rizzoli, pagg. 222, € 18,00 «Il conformista di sinistra, prigioniero dei suoi spettri», scrive Pierluigi Battista nella prefazione a
I conformisti, il libro da poco uscito nel quale sono raccolti molti dei
puntuti interventi sul mondo della cultura e del pensiero che ha pubblicato negli ultimi anni sul Corriere della Sera, «non sa più distinguere tra voto popolare e plebiscito eterodiretto. Il conformista di destra vede nella pensione di reversibilità nientemeno che un attentato alla famiglia».
Ragionare seguendo la propria capacità di analizzare una situazione o interpretare fatti anziché schemi preconcetti, sembra oggi un’operazione impossibile. Chi cerca di farlo, chi cerca di sottrarsi al “pensiero impaurito”, è penalizzato dalla grancassa del politicamente e culturalmente corretto.
È felice questa definizione di Battista. Il pensiero si impaurisce quando è costretto a procedere per proprio conto; quando non ha più la rete di protezione dei giusti. I giusti sono quelli, soprattutto a sinistra, che sanno sempre, senza dubbi, dove sta il bene e dove sta il male. Di codesta convinzione il corollario è di sentirsi dalla parte del bene, di essere loro stessi il bene: di nuovo senza alcun dubbio. In tal modo tante false verità, tanti clamorosi errori, hanno il loro piedistallo. Un piedistallo, a distruggere il quale non bastano decenni.
Nel libro Battista parte da lontano, dal conformismo degli intellettuali italiani ossequienti alle menzogne del comunismo, e arriva ai giorni nostri: alle menzogne, agli ossequi, al far finta di non vedere di fronte a idee o circostanze che non richiederebbero più la ferrea divisione di chi deve stare per forza da una parte, ma solo l’esercizio di una libera intelligenza.
Islam, ebrei, religione, ateismo, complottismo, dittatura, censura, fascismo sono fra gli argomenti più trattati di un libro godibile e “senza paura”. Per questo, forse, sarà considerato scomodo.
Giorgio Montefoschi
VIAGGIO IN REQUIEMdi Francesca Caminoli
Jaca Book, pagg. 117, € 12
A un anno di distanza dalla morte del figlio Guido, giovane artista che si è suicidato nel 2004 volando giù dalle mura di Otranto, l’autrice sente la necessità di ritornare su quel prato davanti al mare dove il ragazzo aveva deciso di finire la sua vita.
Parte dalla sua città, dalla casa dove lascia la figlia e i nipotini, e si mette in questo “viaggio in requiem”. Tiene un diario in cui racconta al figlio i luoghi più belli e gli amici che incontra, le soste, i gesti, i caffè e i girasoli così amati da quel figlio geniale che a un certo punto aveva “smesso di essere felice”.
Pagine forti nate dal cuore.
DUE DI TUTTO E UNA VALIGIAdi Mila Venturini
Nottetempo, pagg.165, € 14
QÈ il romanzo delle separazioni, certo abbastanza drammatico, ma anche comico. Racconta in prima persona la ragazza che da bambina, a 9 anni, insieme al fratellino di 6, viene convocata dai genitori con le fatali parole: «Bambini, dobbiamo farvi un discorso».Da allora due case, due pigiami, due tazze per la colazione, due di tutto, insomma. Più una valigia per trasportare avanti e indietro i libri di scuola. Ma questa specie di amorosa instabilità comporta anche un’allegra possibilità di ogni genere di trasgressioni. Fino alla sorprendente - e felice - scoperta finale.
La bella vita dei figli dei separati.
TI HO TRADITO CON LE PAROLEdi Frédérique Deghelt
Frassinelli pagg. 245, € 17,50
Il romanzo affronta la condizione dei vecchi che vengono ricoverati in una casa di riposo. Ma la nipote salva la nonna contadina - che “profuma di violetta e di rosa” - e la porta a vivere con sé a Parigi. Tra le due nasce l’idillio, anche perché la nipote sta scrivendo un romanzo e la nonna rivela il suo segreto di lettrice imperterrita: «I libri sono stati i miei amanti, è con loro che ho tradito tuo nonno» rivela.
Tutto è talmente dolce da diventare melenso.
06 Febbraio 2010