Svezia paradiso o inferno? A dar retta all’ondata di violenza che da Stoccolma arriva sui banchi delle nostre librerie, nella sezione narrativa noir contemporanea, altro che inferno. Prima con
Stieg Larsson e la trilogia Millennium (editore Marsilio), racconto corale affollato di neonazisti, servizi segreti deviati, corruzione, serial killer e un’eroina, Lisbeth Salander, tutta computer, web e violenza. Poi con questo
Lars Kepler e L’ipnotista (editore Longanesi), romanzo fresco di stampa annunciato come “il nuovo Larsson”, ma più nero, più violento, più feroce, più rabbioso e al contempo più intimista. Ancora più best seller, ancora più svedese.
Ehi, ma la Svezia non era quel Paese di sogno un po’ staccato dal mondo, splendidamente isolato, giardino dell’eden della libertà sessuale, dove la gente era alta, bella e bionda, tutto funzionava, la morale era tenuta a bada da una rigorosa etica protestante e la povertà non esisteva?
Il fatto è che
la globalizzazione ha prodotto spaccature e tensioni persino nello splendido isolamento della tollerante Svezia, esasperando le inquietudini e creando contrasti sociali che spesso esplodono in violenze di strada e violenze private, nel chiuso delle famiglie. E tutto questo finisce per riflettersi nelle arti: nel cinema, nella musica, nella letteratura. A pensarci bene, questa ondata di “gialli smörgåsbord” sta alla Svezia come gli “spaghetti western” stavano all’Italia: violenti e smodati questi; barocchi e traboccanti quelli, proprio come lo sono i tipici buffet svedesi (smörgåsbord, appunto), ricolmi di eccessi gastronomici di ogni tipo. Al pari degli “spaghetti western”, i noir svedesi, sono stati dapprima una ventata di novità, di geniale invenzione.
È Stieg Larsson, con il successo stellare della sua trilogia Millennium, a definire la nuova identità del giallo scandinavo, a creare la ricetta del successo. Dice Pirko Peltonen, giornalista e scrittrice finlandese che da anni vive in Italia: «
Questa nouvelle vague del giallo è un fenomeno ampio che investe non solo la Svezia, ma tutti i paesi scandinavi, dalla Finlandia alla Norvegia, dalla Danimarca all’Islanda. Il racconto poliziesco è un format che permette di raccontare la modernità, affermare la verità con passione. Sì, perché a differenza di quanto generalmente si crede, gli scandinavi sono profondamente passionali. Ardore che si ritrova soprattutto nei romanzi di Larsson e che talvolta può trasformarsi purtroppo in violenza. ..».
Fatto sta che
dopo Larsson è una corsa sfrenata a salire sul carro milionario del noir svedese, che ormai si vende a scatola chiusa. Editori di mezzo mondo sono pronti a farsi lo sgambetto per accaparrarsi - sborsando cifre da capogiro - romanzi come
L’ipnotista, appunto, il cui autore fino a poche settimane fa era sconosciuto, non per mancanza di fama, ma perché Lars Kepler è lo pseudonimo dietro cui si cela una coppia di serissimi scrittori, saggisti e drammaturghi - Alexandra Coelho Ahndoril e Alexander Ahndoril - riciclatisi giallisti. Ma come si riesce a creare a tavolino un “dopo-Larsson” che sia possibilmente un best-seller?
Per leggere l’intervista completa: a n. 6 pag. 98
Claudio Castellacci03 Febbraio 2010