
Foto di Julien Goldstein
Yulia: un modello per le donne ucraine? Impossibile. Da noi va forte una battuta: “Chi è l’uomo più forte di Ucraina? È
Yulia Tymoshenko”. Altro che
women power». Ride
Larisa Zadorozhnaja, 34 anni, corrispondente della tivù Inter da Mosca, un volto noto nel suo Paese, mentre mescola caffè e panna nella pasticceria viennese giusto dietro Maidan, la piazza della Rivoluzione, tra camerieri in guanti bianchi.
Cinque anni dopo la “primavera arancione”, Bruxelles e l’Occidente restano lontani,
Mosca torna invece vicina. Ma per Larisa «gli arancioni hanno cambiato per sempre il modo di fare politica in Ucraina. E se oggi rischiano di perdere il potere è proprio grazie a quella rivoluzione. La democrazia è questo: può vincere il candidato meno progressista». Il riferimento è rivolto a
Viktor Yanukovich, 54 anni, l’ex premier che in quel dicembre 2004 fu sbeffeggiato di fronte al mondo, e poi detronizzato, come “pupazzo di Mosca”, come un rigido burocrate legato al passato sovietico e filorusso di Kiev. Oggi nella corsa per la presidenza è in vantaggio su Yulia, la pasionaria filoccidentale, la cui popolarità però ha retto alla défaillance arancione. Ma Viktor si è già preso la sua rivincita grazie ai delusi:
instabilità, crisi politica cronica, campagna elettorale permanente, caos istituzionale, corruzione alle stelle.
Per Transparency International (l’Associazione internazionale contro la corruzione), Kiev è 146esima su 180, molto peggio che negli anni Novanta. Così Viktor ha lanciato la sfida a Yulia, rubandole i trucchi, ma non senza scivoloni:
«Se è una donna, il suo posto è in cucina» s’è fatto sfuggire a due settimane dal voto rischiando di alienarsi d’un botto tutto l’elettorato femminile. «La piazza si è trasferita in tivù, ora tutto si gioca lì» dice Larisa.
«È questa la vera rivoluzione ucraina: media liberi e aperti». Tanto che nell’ultima campagna lo schermo si è trasformato in un ring dove l’unico obiettivo è screditare l’avversario con ogni mezzo.
Viktor definisce Yulia «voltagabbana» perché da nemica numero uno della Russia è diventata grande amica di Putin, in nome del gas. Lei controbatte e replica alle accuse tacciando Viktor di codardìa e di appoggiarsi agli oligarchi corrotti. Il
ring televisivo regala ascolti record come nell’Italia degli anni Cinquanta. «Con il suo populismo spiccato Yulia potrebbe trasformarsi in una
nuova Eva Perón», commenta Dmitro Vydrin, uno degli ex portavoce dello staff di lady Tymoshenko. «All’ultimo congresso del suo partito disse che l’Ucraina ha bisogno di una dittatura della legge e dell’ordine.
Somiglia sempre più a Putin» scherza Larisa. «Lo stesso modo di guardare in camera e parlare». Ma in un
mondo politico macho come il nostro, ammette, «lei è l’unica donna al potere che non ha un uomo alle spalle».
Da “Io donna”, 6 febbraio 2010
Luciana Sgueglia05 Febbraio 2010