Ha iniziato come principessa (
The Princess Diaries), poi
Anne Hathaway, 28 anni, è stata la moglie di un cowboy gay (in
Brokeback Mountain), la “schiava” di Meryl Streep (ne
Il Diavolo veste Prada), una tossica da nomination agli Oscar (in
Rachel Getting Married).
Con
Valentine’s Day (
Appuntamento con l’amore, in uscita il 12 marzo) torna alla commedia. Con
Alice nel paese delle meraviglie (dal 3 marzo) del visionario Tim Burton, alla fiaba.
Una newyorkese impegnatissima,
appena premiata come “donna dell’anno” dall’Università di Harvard, in passato preda dei tabloid per il fidanzamento con l’immobiliarista Raffaello Follieri, condannato per truffa negli Usa.
Cosa pensa di carriera e di gossip? Gliel’abbiamo chiesto.
In Valentine’s Day lei esce con un bel tipo che fa il corriere. Nella realtà, che cosa cerca in un rapporto?
«L’onestà. L’affidabilità, la gentilezza, la creatività, il senso dell’umorismo. Mi piace la gente che non si prende troppo sul serio. La combinazione di queste qualità produce persone tanto diverse tra loro».
Nel film ci sono coppie di ogni tipo: gente avanti con gli anni, coppie giovani, coppie gay, fidanzati, sposati e conviventi. In realtà gli Stati Uniti non sono poi così liberali sui diversi tipi di relazione...
«Penso che qualunque relazione d’amore sia qualcosa di straordinario. Da rispettare, sempre. E che questo sia il prossimo passo da compiere per continuare a far grande il nostro Paese».
Perché tante ragazze sono affascinate da ricorrenze come San Valentino e dall’idea del matrimonio?
«Lei crede veramente che tutte le ragazze siano affascinate da queste cose? Be’, io non direi. Non si tratta in ogni caso di qualcosa di tipicamente femminile o di tipicamente americano. Grazie al cielo abbiamo conquistato la libertà di realizzarci come individui».
Le piace rivedersi sullo schermo?
«Direi di no. A volte capita che la tua interpretazione venga tagliata e ricucita in modi così diversi che finisci per non riconoscere il tuo stesso lavoro. È un dono raro rivedersi e poter dire “come sono stata brava qui”. Dirlo di un intero film, è quasi impossibile».
Com’è il suo rapporto con la stampa? Con ciò che si scrive su di lei, vero o falso che sia...
«Finché continuerò a lavorare, la gente potrà dire qualunque cosa su di me. Trattare con i giornalisti è molto difficile. Se potessi fare solo il mio lavoro e rimanere nell’anonimato, sarei felicissima, ma non è così che funziona questo mondo. Mi adeguo e guardo in faccia la realtà, non ciò che si dice o si immagina di me».
Crede che gli attori possano controllare quello che si scrive su di loro?
«Assolutamente no. Quello che puoi controllare è la quantità di interviste che rilasci, i pareri che esprimi, oppure quanti ne sottoscrivi, quanti ne sostieni o chiarisci. Io tendo a salvaguardare la mia privacy. Ma in ogni caso no, non c’è modo di controllare quello che la gente sceglie e decide di scrivere».
L’intervista completa è pubblicata sul n 6 di A a pag. 122
Catherine Treethorn03 Febbraio 2010